APPROFONDIMENTO / Protezione

Incabloc, Kif e gli altri antiurto: come si salva il perno del bilanciere

Il perno del bilanciere è la parte più fragile di un orologio meccanico. Ecco come i sistemi antiurto lo proteggono, da Breguet all’Incabloc, come riconoscerli sul movimento e perché un vintage senza antiurto va trattato con più riguardo.

7 min di lettura7 fontiFonti consultate il 12–29 ottobre 2026

Il punto debole di ogni orologio meccanico

Il bilanciere è la parte più pesante fra quelle che si muovono velocemente in un movimento, e oscilla più volte al secondo. Il suo asse, chiamato in gergo «asse del bilanciere», termina con due perni che ruotano in fori di rubino. Perché l’attrito sia il più basso possibile, quei perni sono estremamente sottili e lucidati a specchio. Ma più sono sottili, più sono fragili in rapporto alla massa che devono sostenere.

Quando un orologio cade, o anche solo urta lo spigolo di un tavolo, il bilanciere tende a proseguire per inerzia: tutta la forza si scarica sui perni. Prima della diffusione dei sistemi antiurto, l’asse del bilanciere rotto o piegato era uno dei guasti più comuni sul banco dell’orologiaio, e la sua sostituzione un lavoro di routine. Chi possiede orologi degli anni Venti e Trenta lo sa bene: molti hanno avuto l’asse sostituito più di una volta nella loro vita.

Breguet e il paracadute

Come per molte altre soluzioni, il primo a occuparsi seriamente del problema fu Abraham-Louis Breguet. Intorno al 1790 cominciò a sperimentare quello che chiamò pare-chute, «paracadute»: diede ai perni una forma conica e li fece lavorare in piccole sedi montate su una lamina elastica. In caso di urto la lamina cedeva, poi riportava il perno nella sua posizione. Dal 1792 tutti i suoi orologi da tasca a carica automatica, le perpétuelles, ne erano dotate; la versione definitiva fu presentata all’esposizione nazionale francese del 1806. La stessa casa Breguet lo considera il precursore dell’Incabloc e degli antiurto moderni.

Il paracadute però rimase una raffinatezza da orologi d’eccezione. Per vedere la protezione dagli urti in un normale orologio da polso bisognò aspettare più di un secolo, e un orologio portato al polso, cioè esposto agli urti molto più di uno da tasca.

L’Incabloc: la protezione diventa industriale

Schema del funzionamento dell’antiurto Incabloc: il rubino forato e il contropivot montati in un castone conico trattenuto da una molla.

Come lavora un Incabloc: durante l’urto il castone con i rubini si sposta, la molla lo riporta al centro.

La storia dell’Incabloc comincia nel 1928, quando Fritz Marti, che lavorava allora per la ditta Election, studiò un sistema con rubini mobili per proteggere il bilanciere. Il primo brevetto svizzero arrivò nel 1929. Nel 1931 Marti fondò a La Chaux-de-Fonds la Porte-Echappement Universel SA insieme a Georges Braunschweig, che portò il capitale; l’azienda avrebbe preso nel 1963 il nome di Portescap.

Il passo decisivo fu un supporto elastico a forma di cono, ideato nel 1932, che si poteva montare su qualsiasi abbozzo di movimento senza attrezzi speciali. Il 2 marzo 1933 fu depositato il brevetto, la produzione cominciò e il 6 luglio dello stesso anno «Incabloc» divenne un marchio registrato. Fra i primi a montarlo, dal 1934, ci furono gli orologi della West End Watch Co. Nel 1938 arrivò la forma che conosciamo: doppio cono e molla a lira fissata al blocchetto del cuscinetto.

I numeri dicono il successo: cinque milioni di pezzi prodotti nel 1950, 25 milioni venduti nel 1965, mezzo miliardo negli anni Settanta. Nel 1988 il reparto Incabloc fu rilevato dalla famiglia Zutter, che ne ha fatto una società indipendente, Incabloc SA.

Come funziona un antiurto

Il castone e la molla a lira di un antiurto Incabloc fotografati da vicino.

La caratteristica molla a lira dell’Incabloc, in un pezzo della collezione Karl Gebhardt di Norimberga.

HNH / Wikimedia CommonsCC BY-SA 3.0 · Immagine ridimensionata

In un cuscinetto tradizionale, il perno del bilanciere ruota in un rubino forato incastonato nel ponte o nella platina, e appoggia la sua punta su un secondo rubino piatto, il contropivot. Tutto è fisso.

In un antiurto, i due rubini sono montati insieme in un piccolo castone mobile, trattenuto da una molla. Il principio è semplice.

  • In condizioni normali la molla tiene il castone ben centrato: il bilanciere lavora esattamente come in un cuscinetto fisso.
  • Durante l’urto il castone si sposta di una frazione di millimetro, sia in verticale sia di lato. L’asse del bilanciere si muove con lui finché una sua parte più robusta, la spalla dell’asse, non va ad appoggiare su una superficie solida del supporto. È questa a fermare la corsa, non il perno.
  • Dopo l’urto la molla riporta il castone nella sua sede. La forma conica fa sì che torni sempre allo stesso punto, mantenendo la centratura.

L’intuizione dell’Incabloc del 1932 fu proprio il cono: trasforma uno spostamento laterale in uno verticale, così che una sola molla basta a gestire urti in ogni direzione.

Gli altri sistemi

Quadrante di un orologio degli anni Settanta con le scritte «17 Jewels» e «Incabloc».

Un orologio degli anni Settanta: «17 Jewels» e «Incabloc» stampati sul quadrante erano argomenti di vendita.

Joost J. Bakker / Wikimedia CommonsCC BY 2.0 · Immagine ridimensionata

L’Incabloc non è stato l’unico. Molti grandi gruppi e produttori hanno avuto il proprio antiurto, basato sullo stesso principio ma con molle e castoni di forma diversa, che a un occhio allenato permettono di riconoscerli:

SistemaProduttore
IncablocPorte-Echappement Universel, poi Portescap, oggi Incabloc SA (La Chaux-de-Fonds)
KifKif Parechoc SA (Le Brassus)
EtachocETA
CymaflexCyma / Tavannes
DiashockSeiko
ParashockCitizen

Quando aprite un fondello, cercate il ponte del bilanciere: al centro, sopra il perno, vedrete il rubino e attorno a esso la piccola molla d’acciaio. Molti costruttori ne stampano anche il nome sul quadrante o sul fondello: «Incabloc», «Shock resistant», «Antichoc».

Che cosa significa «shock resistant»

La scritta, comune sui fondelli, ha oggi un riferimento preciso: la norma ISO 1413, Horology — Shock-resistant watches. La prova simula la caduta accidentale di un orologio da un metro di altezza su un pavimento di legno duro. Nella descrizione più diffusa del metodo, l’urto si dà con un martello a pendolo da 3 kg, che colpisce prima di lato, all’altezza delle 9, poi sul vetro. Dopo i colpi l’orologio deve continuare a funzionare, le lancette non devono essersi spostate di più di qualche minuto e la marcia deve restare entro 60 secondi al giorno rispetto a prima della prova. La stessa resistenza agli urti è richiesta anche dalla norma ISO 6425 sugli orologi subacquei.

Va detto che si tratta di una prova di omologazione su campioni, non di un controllo su ogni singolo esemplare. E che un antiurto protegge i perni del bilanciere, non tutto il resto: vetro, lancette, rotore e quadrante possono comunque danneggiarsi.

Consigli pratici

In pratica, con il tuo orologio

  • Controlla se c’è l’antiurto. In un vintage, la presenza della molla sul ponte del bilanciere è un’informazione utile anche per l’acquisto: un orologio senza antiurto non vale meno di per sé, ma va trattato con più delicatezza.
  • Dopo una caduta, ascolta e osserva. Se l’orologio si ferma, riparte solo scuotendolo, o la marcia cambia di colpo, il perno potrebbe essere piegato o il castone uscito di sede. Non continuate a indossarlo: portatelo da un orologiaio.
  • L’antiurto va pulito e lubrificato. In revisione le molle vanno sganciate, i rubini smontati, puliti e lubrificati con olio specifico. È un passaggio delicato, perché le molle saltano facilmente: un buon laboratorio lo fa sempre, anche se non si vede da fuori.
  • Non toccare le molle da soli. Le molle a lira si sganciano con un attrezzo apposito; una molla persa o deformata va sostituita con il modello giusto, che dipende dal sistema e dalla misura del rubino.
  • Il polso è più duro della tasca. Un orologio d’epoca senza antiurto va tolto prima di attività in cui può prendere colpi secchi: sport, giardinaggio, lavori in casa.

Domande frequenti

Un antiurto rende l’orologio indistruttibile?
No. Protegge i perni del bilanciere, che sono il punto più fragile, entro i limiti di una caduta accidentale. Un urto più forte o diretto su altre parti può comunque causare danni.
Come capisco se il mio vintage ha l’antiurto?
Aprendo il fondello (meglio da un orologiaio) si vede sul ponte del bilanciere una piccola molla d’acciaio attorno al rubino. Spesso compare anche la scritta «Incabloc», «Kif», «Shock resistant» o simili sul quadrante o sul fondello.
Il pare-chute di Breguet funzionava come l’Incabloc?
Il principio è lo stesso: perni conici in sedi montate su un supporto elastico, che cede durante l’urto e poi riporta il perno al centro. Breguet lo usò dagli anni Novanta del Settecento, l’Incabloc lo rese un prodotto industriale negli anni Trenta.

Fonti

  1. Incabloc SA — History, industrial adventure
  2. Breguet — 1790, Pare-chute (cronologia ufficiale della casa)
  3. Schweizerische Normen-Vereinigung (SNV) — 100 years SNV, story 2
  4. ISO — ISO 1413:2016, Horology — Shock-resistant wrist watches
  5. Wikipedia (en) — Incabloc shock protection system
  6. Wikipedia (en) — Shock-resistant watch
  7. Wikipédia (fr) — Système antichoc (horlogerie)