APPROFONDIMENTO / Complicazioni

Il cronografo: ruota a colonne, camma e la corsa all’automatico del 1969

Come fa un cronografo ad avviarsi, fermarsi e tornare a zero; che differenza c’è fra ruota a colonne e camma, fra frizione orizzontale e verticale; e come tre squadre, nel 1969, si contesero il primo cronografo automatico.

8 min di lettura8 fontiFonti consultate il 12–29 ottobre 2026

Cronografo o cronometro?

La confusione è antica e comprensibile, perché le due parole si somigliano. Un cronografo è un orologio con una funzione in più: misura intervalli di tempo. Un cronometro è un orologio, con o senza cronografo, che ha superato prove ufficiali di precisione, come quelle del COSC (ne parliamo nell’articolo dedicato). Un cronografo può essere anche un cronometro; ma la maggior parte non lo è, e viceversa.

La parola cronografo viene dal greco e significa «che scrive il tempo». Il nome è letterale: i primi strumenti scrivevano davvero, lasciando una traccia d’inchiostro sul quadrante.

Le origini: inchiostro, astronomia e corse di cavalli

Il cronografo a inchiostro realizzato da Nicolas Rieussec nel 1821, con i due dischi e il pennino.

Il cronografo di Nicolas Rieussec, 1821: il tempo veniva «scritto» con l’inchiostro su un disco rotante.

Per molto tempo il padre del cronografo è stato considerato Nicolas Rieussec, orologiaio di Luigi XVIII. Il re amava le corse di cavalli e voleva sapere esattamente quanto durava ciascuna; nel 1821 Rieussec gli presentò uno strumento con due dischi che giravano sotto una piccola penna. Premendo un pulsante, la penna lasciava un punto d’inchiostro sul disco; la lunghezza dell’arco fra due punti indicava il tempo trascorso.

Nel 2013 la scoperta di un esemplare di Louis Moinet ha riscritto questa storia. Già nel 1816 Moinet aveva costruito per le osservazioni astronomiche un compteur de tierces, un «contatore di terzi» (cioè di sessantesimi di secondo), con un bilanciere a 216.000 alternanze l’ora, cioè 30 Hz: un record di frequenza rimasto imbattuto per un secolo.

Il passo che rese il cronografo davvero utile arrivò nel 1844, con Adolphe Nicole: il ritorno a zero. Fino ad allora gli strumenti non si potevano azzerare facilmente per una nuova misura. Il meccanismo di Nicole, basato su un eccentrico a forma di cuore, si trova ancora oggi in tutti i cronografi meccanici.

Nel Novecento il cronografo passò al polso. Nel 1913 Longines presentò il calibro 13.33Z, uno dei primi cronografi da polso, con un solo pulsante integrato nella corona. Gaston Breitling introdusse nel 1915 un cronografo con lancetta dei secondi centrale e contatore dei 30 minuti, e nel 1923 il pulsante separato a ore 2; nel 1934 Willy Breitling aggiunse il secondo pulsante a ore 4. È la disposizione che usiamo ancora oggi.

Come funziona un cronografo

Un cronografo meccanico è in pratica un secondo treno di ingranaggi, montato sopra o accanto a quello dell’orologio, che si può collegare e scollegare a comando. Le sue funzioni si riducono a tre.

  • Avvio. Premendo il pulsante a ore 2, una frizione collega il cronografo a una ruota dell’orologio, di solito quella dei secondi, che gira sempre. La lancetta del cronografo comincia a muoversi.
  • Arresto. Premendo di nuovo lo stesso pulsante, la frizione si stacca e un freno blocca la ruota del cronografo, che resta ferma sul tempo misurato.
  • Azzeramento. Il pulsante a ore 4 abbassa dei martelletti sui cuori di azzeramento, eccentrici a forma di cuore fissati sugli assi delle lancette del cronografo. Qualunque sia la posizione di partenza, il martelletto spinge il cuore fino al suo punto più basso, che corrisponde allo zero.

Un buon cronografo impedisce le manovre sbagliate: non si può azzerare mentre sta misurando, perché i martelletti sono bloccati. A organizzare la sequenza di questi movimenti c’è un componente centrale, il vero «cervello» del meccanismo.

Ruota a colonne o camma

Il movimento Omega calibro 321 visto dal fondello, con la ruota a colonne del cronografo in evidenza.

Il calibro 321 di uno Speedmaster del 1967: a carica manuale, con ruota a colonne.

Shane Lin / Wikimedia CommonsCC BY-SA 2.0 · Immagine ridimensionata

La ruota a colonne è la soluzione classica. È una piccola ruota dentata su cui sporgono, come merli di una torre, alcune colonnine verticali. A ogni pressione del pulsante la ruota avanza di un dente; leve e molle «cadono» fra le colonne o vi si appoggiano sopra, a seconda della posizione. È un sistema preciso e progressivo, con una sensazione morbida sotto il dito, ma richiede molte regolazioni a mano ed è costoso da produrre. Lo si trova in molti cronografi storici, come l’Omega 321 della Lemania o l’El Primero di Zenith.

La camma (o sistema a navetta) sostituisce la ruota con una piastra sagomata che oscilla avanti e indietro. Fa lo stesso lavoro con pezzi più semplici, adatti allo stampaggio e alla produzione in grande serie. Il pulsante è di solito un po’ più duro, ma il sistema è robusto e affidabile: è quello del Valjoux 7750 e dell’Omega 861, il successore del 321 nello Speedmaster.

Frizione orizzontale o verticale

Anche la frizione, il dispositivo che collega il cronografo all’orologio, ha due grandi famiglie.

  • Orizzontale (laterale). Una ruota d’accoppiamento montata su un braccio mobile si sposta di lato e ingrana con la ruota del cronografo. È la soluzione tradizionale ed è bella da vedere, ma nel momento dell’innesto due dentature si incontrano: la lancetta può fare un piccolo salto o tremolare.
  • Verticale. Due dischi sovrapposti, uno solidale con l’orologio e uno con il cronografo, vengono premuti l’uno contro l’altro da una molla, come la frizione di un’automobile. L’avvio è più pulito e il cronografo si può lasciare acceso a lungo senza usura delle dentature. Il primo cronografo con frizione verticale è stato il Seiko 6139 del 1969; oggi è uno standard nei cronografi automatici moderni.

1969: la corsa al cronografo automatico

Seiko 6139 con quadrante giallo, il cosiddetto «Pogue», uno dei primi cronografi automatici.

Un Seiko 6139 con quadrante giallo, il modello che i collezionisti chiamano «Pogue».

Dnalor 01 / Wikimedia CommonsCC BY-SA 3.0 · Immagine ridimensionata

Alla fine degli anni Sessanta l’orologio automatico era ovunque, ma nessuno era ancora riuscito a mettere sul mercato un cronografo automatico. Tre squadre ci lavoravano in segreto.

  • Zenith presentò il suo El Primero il 10 gennaio 1969: carica automatica integrata, ruota a colonne e soprattutto una frequenza di 36.000 alternanze l’ora, che permetteva di misurare il decimo di secondo. La sua storia è nell’articolo dedicato a Zenith.
  • Il consorzio Chronomatic, formato da Heuer, Breitling, Hamilton-Büren e dallo specialista di moduli Dubois Dépraz, presentò il suo Calibre 11 il 3 marzo 1969, a Ginevra e a New York. Era un movimento con micro-rotore Büren e un modulo cronografo Dubois Dépraz montato sopra; la corona stava a sinistra, lontano dai pulsanti.
  • Seiko mise in vendita in Giappone il suo calibro 6139 nel 1969 (le fonti indicano date fra febbraio e maggio, e in Giappone sono emersi esemplari con data di produzione dicembre 1968). Aveva ruota a colonne e la prima frizione verticale della storia, ed era pensato per la grande serie.

Chi vinse? Dipende da che cosa si conta: Zenith fu la prima a presentare un calibro completo, Seiko probabilmente la prima a venderlo, il consorzio il primo a portarlo sul mercato internazionale in grandi quantità. La domanda è ancora oggi oggetto di discussione fra i collezionisti.

Il Valjoux 7750: il cronografo per tutti

Pochi anni dopo la corsa del 1969, un giovane ingegnere della Valjoux, Edmond Capt, ricevette un incarico apparentemente modesto: progettare un cronografo automatico economico. Partì dal cronografo manuale Valjoux 7733, sostituì la ruota a colonne con un sistema a camme e progettò il movimento con l’aiuto di un computer, cosa rara all’epoca: per simulare le funzioni doveva raggiungere il calcolatore centrale del gruppo, con un viaggio di due ore. I primi movimenti furono consegnati nel 1973–1974.

Il momento non poteva essere peggiore: era il pieno della crisi del quarzo. Le vendite crollarono e nel 1975 la produzione fu fermata, con l’ordine di distruggere attrezzi, disegni e macchinari. La direzione locale però conservò gli stampi, e nel 1985, quando la domanda di orologi automatici riprese, il 7750 tornò in produzione sotto ETA. Da allora è diventato il cronografo meccanico più diffuso al mondo, alla base di molti calibri che i marchi presentano come propri, come l’Omega 1156.

Consigli pratici

In pratica, con il tuo orologio

  • Non premere i pulsanti sott’acqua. A meno che il produttore non lo consenta espressamente, azionare un cronografo in immersione può far entrare acqua dalle guarnizioni dei pulsanti.
  • Avvio, arresto, azzeramento: in quest’ordine. Su un cronografo classico non si azzera mentre la lancetta corre. Solo i cronografi flyback (con ritorno in volo) sono progettati per farlo.
  • Lasciarlo acceso? Con una frizione verticale non c’è problema di usura; con una frizione orizzontale il cronografo acceso consuma un po’ più di energia e riduce l’ampiezza del bilanciere. Meglio fermarlo quando non serve.
  • Prima dell’acquisto, provalo. Su un vintage verificate che la lancetta parta senza saltare, si fermi di colpo e torni esattamente a zero; che i contatori dei minuti e delle ore avanzino al momento giusto. Un cronografo che non si azzera bene richiede un intervento costoso.
  • La revisione costa di più. Un cronografo ha molti più componenti di un orologio semplice e richiede più tempo al banco: tenetene conto nei costi di manutenzione.

Domande frequenti

Qual è la differenza fra ruota a colonne e camma?
Entrambe comandano avvio, arresto e azzeramento. La ruota a colonne è più tradizionale, costosa e dà al pulsante una sensazione più morbida; la camma è più semplice da produrre in serie ed è molto robusta. Funzionalmente, un buon cronografo a camma non è inferiore.
Che cos’è un cronografo flyback?
È un cronografo che si può azzerare e far ripartire con una sola pressione del pulsante, mentre sta già misurando. Era pensato per i piloti, che dovevano cronometrare tratti successivi senza perdere tempo.
Qual è stato il primo cronografo automatico?
Nel 1969 ne arrivarono tre quasi insieme: l’El Primero di Zenith (presentato il 10 gennaio), il Calibre 11 del consorzio Heuer-Breitling-Hamilton-Büren-Dubois Dépraz (presentato il 3 marzo) e il Seiko 6139 (in vendita in Giappone nello stesso anno). Il primato dipende dal criterio scelto.

Fonti

  1. Wikipedia (en) — Chronograph
  2. Seiko — Seiko Chronograph Historical Collection
  3. WatchTime — Vertical Clutch and Automatic Winding: the Seiko automatic chronograph of 1969
  4. WatchTime — A legacy to be proud of: a history of the Valjoux 7750
  5. Revolution — The creation of the Valjoux/ETA 7750
  6. Grail Watch Wiki — Seiko 6139 e ETA 7750
  7. Zenith — Chronomaster Sport e El Primero, 2026
  8. Wikipedia (en) — Omega Speedmaster