APPROFONDIMENTO / Storia

Omega: da Louis Brandt allo scappamento coassiale

Un banco di assemblaggio a La Chaux-de-Fonds, un calibro così riuscito da dare il nome all’azienda, i concorsi degli osservatori, la Luna e uno scappamento nuovo: la storia di Omega in sette tappe.

7 min di lettura7 fontiFonti consultate il 12–29 ottobre 2026

Louis Brandt, établisseur

Il banco di lavoro originale di Louis Brandt, conservato al museo Omega di Bienne.

Il banco di Louis Brandt, fondatore di Omega, al museo Omega di Bienne.

Sandstein / Wikimedia CommonsCC BY 3.0 · Immagine ridimensionata

Nel 1848 Louis Brandt aveva 23 anni e un piccolo laboratorio a La Chaux-de-Fonds, nel cuore dell’orologeria del Giura. Non fabbricava i componenti: li comprava da artigiani della regione che lavoravano a domicilio, poi assemblava e regolava orologi da tasca a chiave di buona precisione. Era il modello dell’établisseur, lo stesso che troviamo nella storia di Roskopf. Brandt vendeva in tutta Europa, dall’Italia alla Scandinavia, con l’Inghilterra come mercato principale.

Nel 1877 i figli Louis-Paul e César entrarono nell’azienda, che prese il nome di Louis Brandt & Fils. Pochi anni dopo l’attività si spostò a Bienne (Biel), dove c’erano manodopera, spazio ed energia per qualcosa di diverso dal lavoro a domicilio: una fabbrica.

1894: il calibro che diede il nome all’azienda

La svolta arrivò nel 1894, quando i fratelli Brandt presentarono un calibro da tasca di 19 linee, cioè circa 43 millimetri di diametro. La novità non era tanto il disegno quanto il modo di produrlo: in serie, con macchine e procedure che rendevano ogni componente intercambiabile. Qualsiasi orologiaio, in qualsiasi parte del mondo, poteva sostituire un pezzo senza doverlo adattare a mano. Oggi lo diamo per scontato; allora era una piccola rivoluzione industriale.

Il calibro fu chiamato Omega, l’ultima lettera dell’alfabeto greco: un modo per dire «il compimento». Ebbe un successo tale che nel 1903 l’azienda assunse il nome Louis Brandt & Frère – Omega Watch Co. Nello stesso anno morirono entrambi i fratelli, lasciando una delle maggiori aziende orologiere svizzere, con 800 dipendenti e 240.000 orologi l’anno, nelle mani di quattro giovani: il più anziano, Paul-Emile Brandt, non aveva ancora 24 anni. Il nome definitivo, Omega SA, arrivò solo nel 1984.

Già nel 1892, del resto, i Brandt avevano dimostrato ambizione: con Audemars Piguet, che fornì il movimento, avevano realizzato uno dei primi orologi da polso con ripetizione minuti, oggi conservato al museo Omega.

La precisione come biglietto da visita

Per un’azienda che voleva distinguersi, la strada più convincente era la cronometria. Nella prima metà del Novecento Omega partecipò con regolarità ai concorsi degli osservatori di Neuchâtel, Ginevra e Kew-Teddington, di cui parliamo nell’articolo sui cronometri. Il caso più celebre è il calibro 30I del 1947, il primo calibro con tourbillon per orologio da polso: ne furono fatti solo dodici, destinati esclusivamente ai concorsi, con una gabbia che compiva un giro ogni sette minuti e mezzo invece che ogni minuto. Nel 1949 uno di essi ottenne il miglior risultato mai registrato fino ad allora da un orologio da polso, e nel 1950 Omega batté il proprio record a Ginevra.

La precisione si traduceva in fiducia anche fuori dai laboratori. Nel 1917 il Royal Flying Corps britannico adottò orologi Omega per i suoi reparti, seguito dall’esercito statunitense nel 1918. E dal 1932, con i Giochi di Los Angeles, Omega è stata a più riprese il cronometrista ufficiale delle Olimpiadi.

SSIH: un gruppo per resistere alle crisi

La prima guerra mondiale e la crisi che seguì misero in difficoltà l’intera orologeria svizzera. Paul-Emile Brandt lavorò dal 1925 a un’alleanza con Tissot, che nel 1930 divenne la SSIH (Société Suisse pour l’Industrie Horlogère), con sede a Ginevra. Nel 1932 la SSIH acquisì Lemania, la manifattura della Vallée de Joux che avrebbe fornito a Omega i suoi cronografi più famosi.

Sotto la guida di Brandt e, dal 1955, di Joseph Reiser, la SSIH crebbe fino a riunire una cinquantina di aziende. Negli anni Settanta era il primo produttore svizzero di orologi finiti e il terzo al mondo. Fu proprio allora che il quarzo giapponese ribaltò il mercato. Omega cercò di rispondere con propri calibri elettronici, ma la SSIH, indebolita dalla recessione e dal franco forte, dovette essere salvata dalle banche nel 1981. Due anni dopo si fuse con l’ASUAG, e nacque il gruppo che, sotto Nicolas G. Hayek, sarebbe diventato lo Swatch Group (la storia è raccontata nell’articolo su ETA).

Speedmaster: dalle piste alla Luna

Omega Speedmaster referenza 145.012-67 con calibro 321 e bracciale d’epoca.

Uno Speedmaster referenza 145.012-67 con calibro 321, lo stesso tipo portato sulla Luna dagli astronauti delle missioni Apollo.

Shane Lin / Wikimedia CommonsCC BY-SA 2.0 · Immagine ridimensionata

Lo Speedmaster nacque nel 1957 come cronografo sportivo, pensato per piloti e corse automobilistiche: il primo modello, referenza CK 2915, aveva per la prima volta la scala tachimetrica incisa sulla lunetta d’acciaio, da cui il nome. Dentro batteva il calibro 321, un cronografo a carica manuale con ruota a colonne sviluppato negli anni Quaranta da Albert Piguet alla Lemania.

L’orologio arrivò nello spazio quasi per caso: nel 1962 l’astronauta Wally Schirra portò il suo Speedmaster personale a bordo della missione Mercury-Atlas 8. Poco dopo la NASA chiese ufficialmente a diversi produttori di sottoporre i loro cronografi a una serie di prove estreme: 48 ore a 71 °C, quattro ore a −18 °C, quindici cicli di caldo e freddo quasi nel vuoto, umidità, urti, accelerazioni, vibrazioni. Lo Speedmaster fu l’unico a superarle, e nel marzo 1965 fu qualificato per tutte le missioni con equipaggio, comprese le attività extraveicolari. Nello stesso anno Ed White lo portò al polso durante la prima passeggiata spaziale americana (Gemini 4).

1969: sulla Luna

Buzz Aldrin sulla superficie lunare durante la missione Apollo 11, vicino alla gamba del modulo lunare.

Buzz Aldrin sulla Luna, 20 luglio 1969 (ora di Houston). Al polso portava uno Speedmaster con calibro 321.

Il 21 luglio 1969 Buzz Aldrin scese sulla Luna con uno Speedmaster al polso. Erano versioni con il calibro 321, detti oggi «pre-Moon»; il calibro 861, a camma e più semplice da produrre, lo sostituì proprio fra il 1968 e il 1969 ed è quello del «Moonwatch» di produzione successiva.

Co-Axial e Master Chronometer

Negli anni Novanta Omega fece una scelta tecnica coraggiosa: industrializzare lo scappamento coassiale inventato da George Daniels negli anni Settanta (lo descriviamo nell’articolo sugli scappamenti). Nel 1999, dopo lo sviluppo del calibro 2500, presentò il primo orologio di serie con questo scappamento, che riduce lo strisciamento sulle palette. Nel 2007 seguirono i calibri 8500 e 8501, i primi coassiali progettati da zero da Omega.

Nel 2013 l’azienda annunciò un movimento resistente a campi magnetici superiori a 1,5 tesla (15.000 gauss), ottenuto con materiali non ferrosi invece che con una gabbia di ferro dolce. Due anni dopo nacque la certificazione Master Chronometer: oltre alla prova del COSC, il movimento incassato supera otto prove stabilite dall’istituto federale svizzero di metrologia METAS, fra cui la resistenza al magnetismo. Abbiamo trattato l’argomento nell’articolo sul magnetismo.

Una storia in date

AnnoEvento
1848Louis Brandt avvia la sua attività a La Chaux-de-Fonds
1877I figli entrano nell’azienda: Louis Brandt & Fils
1894Calibro Omega da 19 linee, prodotto in serie con pezzi intercambiabili
1903L’azienda diventa Louis Brandt & Frère – Omega Watch Co.
1930Omega e Tissot fondano la SSIH
1932Primo incarico di cronometrista ufficiale delle Olimpiadi
1957Nasce lo Speedmaster (CK 2915, calibro 321)
1965La NASA qualifica lo Speedmaster per tutte le missioni con equipaggio
1969Apollo 11: lo Speedmaster è sulla Luna
1983Fusione SSIH-ASUAG, origine dello Swatch Group
1999Primo orologio di serie con scappamento coassiale
2015Certificazione Master Chronometer con il METAS

Consigli pratici

In pratica, con il tuo orologio

  • Chiedi l’estratto d’archivio. Omega offre ai proprietari di orologi vintage un estratto dagli archivi che indica data di produzione e mercato di destinazione, a partire dal numero di serie del movimento: è il modo più sicuro per verificare un esemplare.
  • Controlla la coerenza cassa-calibro. Ogni referenza Omega è stata prodotta con calibri ben precisi. Un movimento che non corrisponde alla referenza della cassa è un segnale da approfondire prima dell’acquisto.
  • Speedmaster 321 e 861 sono diversi. Il 321 è a ruota a colonne, l’861 a camma: si riconoscono aprendo il fondello e cambiano molto il valore di un vintage. Diffidate di chi definisce «pre-Moon» qualsiasi Speedmaster d’epoca.
  • Quadranti e lancette di servizio. Molti Omega revisionati in passato dalla casa hanno ricevuto quadranti o lancette di ricambio. Non è un difetto se dichiarato, ma incide sul valore da collezione.

Domande frequenti

Perché si chiama Omega?
Dal nome del calibro da 19 linee del 1894, chiamato come l’ultima lettera dell’alfabeto greco per indicare un risultato definitivo. Il successo del calibro portò l’azienda ad adottarne il nome nel 1903.
Lo Speedmaster è stato progettato per lo spazio?
No. Nacque nel 1957 come cronografo per lo sport e le corse. Fu scelto dalla NASA nel 1965 dopo una serie di prove severe, fra cui temperature estreme, vuoto, urti e vibrazioni.
Lo scappamento coassiale è un’invenzione Omega?
L’invenzione è dell’orologiaio inglese George Daniels. Omega lo ha sviluppato per la produzione industriale e dal 1999 lo monta su un numero crescente di calibri.

Fonti

  1. Wikipedia (en) — Omega SA
  2. Wikipedia (en) — Omega Speedmaster
  3. Omega — Master Chronometer: le otto prove METAS
  4. Federazione dell’industria orologiera svizzera — Omega certifies its vintage timepieces, 2019
  5. WatchesBySJX — Omega revives historical 19-ligne pocket watch movement, 2019
  6. Monochrome Watches — Celebrating the 125th anniversary of the Omega name
  7. Swatch Group — Swatch Group history (sito ufficiale)